Il lavoro: un diritto un dovere

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Lavoro
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Lavoro: siamo giunti al centro della ricerca di qualsiasi essere umano. E’, questo, un termine molto ab-usato. Se ne parla citando   numeri, cifre e statistiche, sempre: occupati con lavoro, disoccupati che cercano o non cercano lavoro, migranti che vanno in cerca di lavoro, a costo della vita, speculatori e venditori dei prodotti del lavoro, incidenti e morti sul lavoro, mancanza di lavoro, crisi del lavoro, gli schiavi del lavoro nero,  e tanti altri titoli. Dietro  ad ogni definizione ci sono persone, esseri umani,. Il lavoro. Il lavoro è un’attività  produttiva, che implica un atto di conoscenze  rigorose e metodiche, intellettuali e/o manuali, per produrre e  dispensare beni e servizi in cambio di compenso, monetario o meno. Il lavoro è quell’attività che non è fine a sestessa, ma che tende al procacciamento di altre utilità. Ecco, la dignità di questo termine sta tutto qui. Sembra poco? Sarebbe possibile andare in quella direzione? Oggi? subito? Un grande imprenditore (Adriano Olivetti) disse che “La fabbrica non può guardare solo allindice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per luomo, non luomo per la fabbrica.” Ampliando il concetto, si può tranquillamente affermare che il lavoro è per l’uomo  (l’essere umano) e l’uomo non è solo per il lavoro. Nella Genesi, dopo la cacciata, ad Adamo viene ordinato di lavorare per guadagnarsi il pane con il sudore della fronte, cioè di lavorare. Ma solo 6 giorni,  il settimo è dedicato al riposo. E la celebre frase :”non si vive di solo pane”. ? Può il lavoro essere finalizzato a qualcosa di più che il profitto? In tempi recenti, anni 80, in Italia c’è stato un tentativo di portare l’anima di una grande azienda verso la qualità, che iniziava dalla valorizzazione del capitale umano come principale risorsa. Tentativo fallito perché i grandi pescecani virarono quasi subito sul modello giapponese.   Anche se il compito primario  è proprio quello  di svolgerlo, un lavoro. Come a dire che occorre lavorare affinché la maggior parte delle persone abitanti del pianeta Terra possa lavorare. Per mantenersi e non vivere di elemosine. Per realizzarsi se è meritevole  e  per progredire. In altri termini, possiamo farci aiutare anche dalle parole con cui   Papa Ratzinger, appena eletto Papa della Cristianità, si presentò al suo popolo: Sono solo un umile operaio nella vigna del Signore Proviamo ad esaminare da vicino questi termini. Intanto non dice “io”. Affermare Sono solo ” può indicare una grande consapevolezza, a cui tutti possiamo accedere  ma su cui raramente ci soffermiamo: quella di essere nulla, e di durare pochissimo, un battito di ciglia per l’Universo. Chi lo riconosce, semplicemente mette se stesso al servizio del compito attribuito.   Riconoscerlo è la nostra forza. Perché porta a cercare e donare aiuto agli altri. “Operaio” è colui che opera, cioè compie un lavoro, realizza un’opera, di qualsiasi genere. “La vigna” è la stessa molte volte indicata nei Vangeli, tra l’altro è un posto pericoloso, per quel padrone che invia prima i servi  e poi suo figlio a riscuotere l’affitto, tutti  uccisi dai contadini affittuari.  “Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. (Mc12,9)In definitiva il senso della frase è riferita al suo lavoro spirituale di Pontefice. Ma a volte la realtà della singola persona ordinaria è terribile. Se ha fame, penserà al pane di grano, non certo a quello spirituale. Quindi occorrono le condizioni minime di sopravvivenza per potersi dedicare a se stessi compiutamente. Svolgendo il proprio lavoro. Nel modo migliore. Per avere la giusta ricompensa. ed aiutare lo sviluppo. Ma quello sostenibile. Anche qui abbiamo la Parola divina che ci sostiene: L’ho riempito dello spirito di Dio, perché abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro (Es 31, 3)Siamo capaci di tutto. E l’abbiamo dimostrato. Ci    è stata data la possibilità di lavorare e produrre cose mirabili. Pensate al vaccino anticovid. Dal nulla, un vaccino che ha salvato milioni di persone. Pensiamo alle trasformazioni di parti di deserto in zone produttive. Pensiamo  alla consapevolezza che dobbiamo difendere l’ambiente, anche da noi tessi. La nostra intelligenza si sta sviluppando. Per creare armi terrificanti. Per creare strumenti di diffusione della conoscenza.  Oggi siamo davvero all’inizio di una nuova era. Abbiamo la grande possibilità di passare da “io” a “noi”. Un sistema che regoli risorse e bisogni, senza sprechi e senza abusi. Un aiuto ai deboli, meno potere agli arroganti. Mica per moralismo. Per necessità. Anche perché  cosa rimarrà di questa nostra breve vita? le nostre opere. Cioè il frutto del nostro lavoro. Ed è indubitabile, che tanto più c’è attenzione all’ambiente interno, di ciò che ci abita, tanto più ce n’è verso l’esterno, l’ambiente in cui abitiamo. Ricordiamolo. I 2 aspetti sono sempre presenti in noi, forse meno nella nostra consapevolezza. Un altro lavoro…. Di Giuseppe Valesio

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