“La prima cosa che ricordo della mia N.D.E. è che mi ritrovai in un regno di oscurità totale. Non avevo dolore fisico, ero ancora in qualche modo consapevole di essere George e tutt’ intorno a me c’era oscurità, oscurità assoluta e completa- l’oscurità più grande mai provata, più scuro di qualunque scuro, più nero di ogni nero. Questo era cio’ che mi circondava e incombeva su di su me.

Ero inorridito. Non ero preparato a tutto questo. Sono rimasto disgustato nello scoprire che ancora esistevo, ma non sapevo dove fossi finito.

Un pensiero solo attanagliava la mia mente: Come é possibile dato che non esisto piu’? Questo è ciò’ che mi turbava.

Lentamente ho fatto forza su me stesso e ho cominciato a pensare a quello che era accaduto ed a ciò’ che succedeva. Ma non mi giungeva niente di confortante o rilassante . Perché sono in questa oscurità? Cosa posso fare? Allora ho ricordato la famosa citazione di Descartes’ : “penso, dunque sono.”

E questo mi ha sollevato da un peso enorme, perché allora ho capito che, in un certo senso, ero ancora vivo, benchè evidentemente in una dimensione molto diversa. Allora ho pensato, “Se esisto, perché non devo essere ottimista? Sono George e sono nella oscurità, ma so che esisto. Sono quello che sono. Non devo essere pessimista.

Come posso stabilire cosa è positivo nell’ oscurità? La luce é una cosa positiva.”Allora, improvvisamente, fui nella luce; brillante bianca, luccicante e forte; una luce molto brillante. Era come il flash di una macchina fotografica, ma non lampeggiante, solo brillante. Luminosità continua. Al momento ho trovato lo splendore della luce doloroso, non potevo guardare direttamente ad essa. Ma pian piano ho cominciato a rilassarmi. Ho cominciato a sentire caldo, conforto, e tutto improvvisamente è sembrato eccellente.”

Yuri Rodonaia era laureato in medicina, specializzato in neuropatologia, e dopo la sua NDE (avvenuta nel 1976) aveva preso una seconda laurea in psicologia della religione.

All’epoca della sua NDE il ventenne Rodonaia collaborava con Iberia, una rivista underground che trattava temi relativi alla libertà nella città di Tbilisi, in Georgia, allora parte della Russa sovietica, e per questo motivo fu ritenuto sospetto di attività di dissidenza dal KGB. Nel 1976, in procinto di recarsi negli Stati Uniti su invito dell’Università di Yale, subì un tentativo di assassinio: mentre camminava sul marciapiede, un’auto apparentemente fuori controllo lo travolse e, per esser sicuro di averlo liquidato, il conducente passò una seconda volta sul corpo di Yuri già a terra.

Portato all’ospedale e dichiarato morto dopo vari tentativi di rianimazione, Yuri fu tenuto per tre giorni in una cella frigorifera nell’obitorio, secondo la prassi, prima che si potesse procedere all’autopsia.

Infatti il suo era un caso politico, e per questo si ritenne necessario che l’autopsia fosse eseguita da un dottore inviato da Mosca. Quando il medico dell’obitorio cominciò a procedere col bisturi per fargli un’incisione all’altezza dello stomaco, gli occhi di Yuri si aprirono. Il medico che eseguiva l’autopsia pensò che si trattasse di un riflesso condizionato e gli chiuse gli occhi, ma l’episodio si ripeté.

Dopo che gli occhi furono richiusi una seconda volta, Yuri riuscì con uno sforzo ad aprirli di nuovo: stavolta il medico fece un salto indietro, dopo aver constatato che il presunto cadavere rabbrividiva.

Uno dei medici che assistevano all’autopsia era lo zio di Yuri. Si provvide immediatamente a far trasferire il corpo nel reparto di rianimazione, nel quale Rodonaia rimase per diversi mesi, parte dei quali sotto una tenda ad ossigeno, prima di poter recuperare la funzionalità dei vari organi danneggiati.

Pur essendo un ateo convinto prima della sua NDE, dopo l’esperienza si dedicò allo studio della spiritualità.

Venne poi ordinato prete della chiesa ortodossa. Nel 1989 emigrò negli Stati Uniti, dove cambiò il suo nome da Yuri in George.

Il dr. George Rodonaia è passato definitivamente dall’altra parte dell’esistenza umana in data 12 ottobre 2004

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