Chi si nasconde nel buio dietro alla nostra porta?.

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Chi si nasconde nel buio dietro alla nostra porta?

Sto viaggiando in autostrada, musica rock che tiene sveglio, velocità tranquilla. Arriva il giornale radio: ” Gli inquirenti stanno indagando su un delitto avvenuto all’alba: il padre avrebbe ucciso la moglie, la figlia, e ferito gravemente il figlio. Poi avrebbe tentato il suicidio senza portarlo a termine. ” Seguono poi le generalità delle vittime e del presunto omicida. Uno dei tanti casi di cronaca nera che riempiono i giornali.

Vorrei urlare: ma come è possibile? cosa è successo?  stiamo assistendo ad una guerra con migliaia di morti, e qui, dove tra mille problemi (e 165mila decessi per covid) abbiamo ancora un po’ di pace, cosa succede?  qui una famiglia viene sterminata. Ma perché succedono queste cose?   Queste notizie suscitano riprovazione e sgomento, certo, magari anche indignazione. Ma è importante porci delle domande. Da dove viene questo istinto di ira, di rabbia funesta? Perché si sviluppa a volte fino alle estreme conseguenze? Si può dominare?
Mc 10-19 “Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare,  onora tuo padre e tua madre».

Non uccidere, scrive l’apostolo Marco. Perché è nel Dna dell’essere umano, l’impulso di uccidere.

Conosciamo come tutto è iniziato: Adamo ed Eva disobbediscono ai comandi del Signore e vengono cacciati dal Paradiso terrestre. Ma la vita prosegue, anzi, inizia con la storia di Caino e Abele: Caino, primogenito di Adamo ed Eva, lavoratore della terra, presenta i frutti del suo raccolto al Signore. Anche Abele, secondogenito, pastore, presenta i capi migliori del suo gregge come offerta. Il Signore gradisce l’offerta di Abele ma non quella di Caino. Il quale se ne va irritato e abbattuto nel viso. Parla con il Signore, ma non ne esce convinto.  

“Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai». Gn 4-6. Quella irritazione e quello sguardo abbattuto erano già significativi. Esprimevano una tendenza, un impulso alla distruzione. Il Signore che tutto vede aveva capito tutto.  Esplicito nella sua indicazione raccomandazione: tu lo dominerai, quell’istinto. Caino parla poi con Abele suo fratello, ma anche qui non riesce a trovare elementi che lo riportino alla pace, alla serenità : “Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. “ Ecco qui: il peccato accovacciato dietro alla porta è entrato in casa, ha preso possesso di colui che gli ha aperto la porta, e gli ha fatto alzare la mano contro il fratello. L’istinto non è stato dominato.  Era possibile farlo, dice il Signore. Ma non è stato fatto. Significa che forse sporadicamente, forse spesso, magari senza pensarci, socchiudiamo la porta del nostro cuore,  e lasciamo che quell’istinto faccia capolino. Questa frase è la chiave per i nostri comportamenti: tu lo dominerai (l’impulso all’ira). Bè sì, sicuramente molti ci riescono, qualcuno ha momenti di cedimento, pochi crollano del tutto. Ma quando accade, è una sconfitta un po’ per tutti. L’omicidio di Abele da parte di Caino è il primo “fatto di cronaca” raccontato al cap 4 della Genesi. Non certo per caso.

Oggi ci riferiamo ad  un   fatto concreto (non ancora definitivamente accertato): ci sono   due persone morte ed una in fin di vita, mentre il presunto responsabile è in stato di shock. Non sappiamo nulla o quasi rispetto alle motivazioni, accertamenti e  indagini daranno il quadro esatto della situazione. L’aspetto importante è che  qualcuno ha lasciato che ira-risentimento-rabbia-frustrazione,  cioè colei  che era già   accovacciata alla porta, la spalancasse  del tutto ed entrasse  nella persona convincendola  a distruggere tutto ciò che aveva creato.  Dalla vita alla morte. A noi interessa riflettere sul comandamento “non uccidere“.   Primi elementi su cui posare lo sguardo: l’ira, l’invidia, la gelosia, il senso del possesso, e poi l’avidità, la superbia, l’arroganza, la volontà di distruggere, uccidere, umiliare e tanto altro ancora, stanno accovacciate alla porta di casa nostra. Sono sempre lì. Nel buio. Sono le diverse forme di istinto al peccato. Non sappiamo che ci sono,  li ignoriamo, facciamo finta di nulla ma loro sanno restare in attesa. Che noi gli si apra la porta. E quando succede, hanno diversi livelli di crescita: da un piccolo pensiero di ira repressa fino alla più terribile delle esplosioni: uccidere.  

Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre».

Conosciamo anche la storia dei Comandamenti, dati direttamente dal Signore a Mosè sul monte Sinai, incisi da Lui su due tavole di pietra, spezzate da Mosè perché il suo popolo, nei 40 giorni di attesa prima che scendesse dal monte, aveva realizzato il vitello d’oro e l’altare su cui adorarlo. E qui ci sta, la reazione violenta, è una reazione giustificata.  In effetti l’hanno fatta grossa, gli ebrei. Poi torna la calma, e tutto riprende dal punto in cui si era fermato, con il giuramento del popolo ebraico di seguire la legge ed i Comandamenti che il Signore ri-consegna a Mosè:

Il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. 2Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. 3Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte». 4Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.”

Es 34, 1-4.

Su cui verranno  incisi i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare,  onora tuo padre e tua madre» Cosa succede  ad una persona, prima di arrivare ad uccidere? quali demoni entrano in lui e ne prendono possesso? ha avuto dei segnali premonitori? li ha ascoltati? ha chiesto aiuto? ne ha parlato con qualcuno? amici, medici, preti?  è riuscito a dividere l’istinto di rabbia   distruttiva dall’istinto di sopravvivenza?   E’ responsabile o vittima? non sappiamo. Ma è certo importante imparare anche da questo ultimo fatto come da altri simili.  Nessuno di noi può vivere tante esperienze, nel corso dei 60-70 anni a disposizione. Meno male. Ma osservando le altre persone ed i fatti da loro vissuti senza giudicare, e magari chiedendosi “la mia porta è ben chiusa a questo istinto??” ecco, questo migliora la propria conoscenza, la conoscenza di se stesso.  Magari evita la ripetizione di certi errori.  Riflettere sulla consapevolezza che dietro la porta del cuore di ciascuno di noi esiste questo istinto al peccato, a uccidere, ma non solo, è utile per evitarne anche le più piccole manifestazioni. L’osservazione senza giudizio porta alla consapevolezza della situazione, e, a volte, al bisogno di cambiare. E allora inizia il lavoro su se stesso. E nello stesso tempo, quello che era un istinto a uccidere diventa un istinto a creare. Dalla morte alla vita. Ci ricorda qualcosa?
Dio grande, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di me.                                          Secondo la Tua volontà.

Di  Giuseppe Valesio

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