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Nel 2008, con l’apertura degli archivi della Congregazione della Dottrina della Fede relativamente alle carte del periodo di Pio XI (1922-1939), è venuta fuori una grossa sorpresa. Padre Pio era stato sentito, nel 1921, per una serie di deposizioni giurate da un inviato del Sant’Uffizio, il vescovo Carlo Raffaello Rossi.

Il Vescovo aveva domandato a padre Pio di raccontargli  cosa era avvenuto alle sue mani, ai piedi e al costato il 20 settembre 1918. Padre Pio, suo malgrado, consegnò alla storia, una delle più toccanti pagine sulla propria vita.

Il testo integrale

Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, S.O., Dev. Var. 1919 n. 1, Cappuccini, padre Pio da Pietrelcina, fasc. I, doc. 18, f. 130.
Prima deposizione di Padre Pio da Pietrelcina, Cappuccino
Padre Pio sotto inchiesta. L’autobiografia segreta, di Francesco Castelli pp. 218-221.

15 Giugno 1921 – ore 17.00

Davanti a me infrascritto Visitatore Apostolico, nel Convento dei Minori Cappuccini, si è presentato, chiamato, il R. P. Pio da Pietrelcina, il quale, al tocco dei SS. Evangeli prestato il giuramento di dire la verità, depose e rispose come segue:

Interr. Del suo nome e delle sue generalità.

Risp. Mi chiamo P. Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, di Orazio, di 34 anni compiti. Mi trovo in questo Convento dal Settembre 1916.

Interr. Di narrare la sua vita.

Risp. Entrai nel Noviziato di Morcone, Provincia di Benevento, nel 1902 o 1903 in Gennaio.

L’anno appresso feci la mia professione semplice e a suo tempo regolarmente la professione solenne. Dal Noviziato passai a S. Elia a Pianisi, Provincia di Campobasso, per farvi gli studi di Letteratura; eccettuati pochi mesi a S. Marco alla Catola, poi tutti gli studi filosofici per circa tre anni li feci nello stesso Convento di S. Elia. Gli studi teologici a Serra Capriola, Provincia di Foggia e a Montefusco, per 4 anni. Fui ordinato Sacerdote nel 1910, durante il corso teologico, 2° anno compito o 3° compito, come più mi pare. In questi frattempi stetti più volte a casa per motivo di salute, febbri malariche e più tardi bronco-alveolite. Fui pochi mesi a Foggia nel 1916, poi venni a S. Giovanni, dove mi trovo tuttora. Quanto al servizio militare, fui sotto le armi pochi giorni, sempre per ragione di salute, perché spesso mandato in convalescenza, finché, dal 1915 in cui ero stato chiamato, fui definitivamente licenziato nel Marzo antecedente all’armistizio. I pochi giorni di servizio militare li passai a Napoli, in cura, nell’Ospedale, le convalescenze in questo Convento di S. Giovanni Rotondo.

Interr. Quando fu abilitato al ministero delle confessioni e predicazione.

Risp. Predicare non ho mai predicato; alle confessioni per qualche caso occorrente in patria fui abilitato fin dall’ordinazione sacerdotale circa (1911); qui ebbi dall’Ordinario la facoltà circa tre anni fa: a Foggia non confessavo perché per motivi di salute nemmeno avevo domandato la facoltà.

Interr. Che cosa egli dica di circostanze apparentemente ordinarie occorse intorno e a riguardo della sua persona, p. e. a Foggia.

Risp. Fino circa dal 1912, sentivo rumori che a Foggia cominciarono ad essere avvertiti anche da altri che venivano da me, ammalato, a sentire di che si trattasse: e mi si presentavano suggestioni cattive in figura esterna, ora figure umane, ora di bestie, ecc. Da anni né rumori, né suggestioni si ripetono.

Interr. Se altri fatti oltre i surriferiti gli sono occorsi di apparente natura mistica.

Risp. Sì, apparizioni in veglia di N. S., della Madonna, di S. Francesco.

Interr. Da quando cominciarono fatti di questa indole.

Risp. Dal 1911-12 circa.

Interr. Cessate le suggestioni di apparente indole diabolica, se le cosidette apparizioni continuarono e continuano.

Risp. Sì, sebbene più rare.

Interr. Le dette apparizioni erano mute o da esse provenivano avvisi, esortazioni ecc.

Risp. Sì, ricevevo esortazioni a riguardo di me stesso e anche rimproveri, tutti circa la vita spirituale: così a riguardo di altri.

Interr. Che narri partitamente circa le cosidette «stimmate».

Risp. Il 20 Settembre 1918 dopo la celebrazione della Messa trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutto ad un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi N. S. in atteggiamento di chi sta in croce, ma non mi ha colpito se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a Lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui che cosa potevo fare. Udii questa voce: «Ti associo alla mia Passione». E in seguito a questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo.

Interr. Se e come altri se ne accorsero, e quando.

Risp. Nessuno mi fece domanda diretta, fuorché il Direttore, P. Benedetto da S. Marco in Lamis. Non era qui, forse lo seppe, mi scrisse e in seguito fu qui.

Interr. Che cosa abbia fatto a queste «piaghe», da quando sono apparse.

Risp. Ho cercato di mettere i guanti. – Da principio per fermare il sangue usai di tanto in tanto della tintura d’iodio, ma un medico mi disse che non lo usassi più perché poteva irritare maggiormente. Mi fecero usare un poco di vasellina quando le piaghe si scrostavano; la usai diverse volte, ma da tempo non la uso più. Saranno quasi due anni che non uso più nulla.

Si sospende brevemente la sessione.

Le quali cose debitamente approvate e accettate, il Padre Pio fu dimesso col giuramento de silentio servando, che prestò al tocco dei SS. Evangeli, e in conferma di tutto ciò che precede si sottoscrisse.

P. Pio da Pietrelcina, Cappuccino.

Acta sunt haec per me, Visitatorem Apostolicum.

L.L S Fr. Raphael C., Episc. Volaterr. Visit. Apost.

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