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Sfidò il colera e salvò centinaia di vite: la storia di Giuseppe Moscati

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Sfidò il Colera per salvare tante vite; curò oltre 2000 soldati nel primo dopoguerra, salvò dall’eruzione del Vesuvio gli ammalati dell’ospedale dove lavorava, fu il primo a sperimentare l’insulina per la cura del diabete.

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A 43 anni morì all’improvviso sulla sua poltrona prima di ricevere l’ultima sua paziente, ma le sue gesta eroiche sono scolpite nella memoria dell’Italia intera.

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Giuseppe Moscati è stato medico, professore e ricercatore italiano; la sua vocazione in vita è stata sempre prendersi cura dei più deboli al punto che ancora oggi viene ricordato come “il medico dei poveri”; questo perché, nonostante fosse figlio di un giudice e di una nobildonna, scelse una vita umile al servizio dei più bisognosi.

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Si racconta che la sua vocazione per la medicina cominciò a 12 anni, quando si ritrovò ad accudire il fratello vittima di una brutta caduta da cavallo, che gli causò prima l’epilessia e poi la morte.

A soli 23 anni, con una tesi sull’urogenesi epatica, Moscati si laureò in medicina e pochi mesi dopo vinse i concorsi come assistente e collaboratore per l’ospedale degli Incurabili, a Napoli. Ma prima di recarsi in corsia, Moscati si svegliava ogni giorno all’alba, per offrire gratis le sue cure agli indigenti dei quartieri popolari della città.

Chi lo ha conosciuto ha detto di lui che il vero miracolo era il suo intuito e che gli bastava guardare negli occhi un malato per emettere una diagnosi precisa, quasi più di quanto siano in grado di fare oggi, un secolo dopo, le nostre tecnologie.

Moscati avrebbe potuto avere una carriera piena di successi, ma rifiutò prestigiose cattedre per rimanere al servizio dei più bisognosi. Dopo l’eruzione del Vesuvio (1906), l’epidemia di Colera (1911) e la 1Guerra Mondiale (1918), fu nominato primario dell’ospedale Incurabili, dove aveva salvato centinaia di vite.

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