Padre Pio, la vita e la morte del Santo: “San Pio, dimmi qualcosa, fammi sentire la Tua presenza”.

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Padre Pio, la vita e la morte del Santo

San Pio: “L’amore tutto dimentica, tutto perdona, dà tutto senza riserve.”

“Oggi ricordiamo il giorno della scomparsa di San Pio“

 

Alle ore 2:30 del mattino di lunedì 23 settembre 1968, Padre Pio morì all’età di 81 anni, alla sua sepoltura erano presenti migliaia di persone giunte da tutto il mondo. Nel 1982 fu avviata la causa di beatificazione, nel maggio 1999 fu beatificato e il 16 giugno 2002 fu canonizzato.

È stato Amato per tutta la sua vita da milioni di fedeli che in lui vedevano una vera e propria guida spirituale, quando salì ala Casa del Padre ( sempre sia Benedetto) la sua salma fu da subito luogo di pellegrinaggio.

Riflessione sulle parole di San Pio, (ASN, 15): “La vita non è che una perpetua reazione contro se stessi e non si schiude in bellezza, che a prezzo del dolore. Tenete sempre compagnia a Gesù nel Getsemani ed egli saprà confortarvi nelle ore angosciose che verranno”.


Le ultime ore di Padre Pio

Dal libro del dr. Emanuele Giannuzzo, San Pio

L’ultima notte di Padre Pio viene raccontata in modo semplice e commovente da padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi. Il racconto che egli fa di quella notte, quale unico privilegiato testimone delle ultime ore della vita terrena di Padre Pio, è certamente e incontestabilmente attendibile. È un racconto fissato nel registratore. Ecco un ampio stralcio del testo così come riportato da Luigi Peroni nel suo libro Padre Pio da Pietrelcina:

Padre Pellegrino

Padre Pellegrino: «…In particolare, durante la notte capitava che domandava spesso l’orario, specialmente quando si avvicinava l’ora della Santa Messa; dopo la mezzanotte, verso l’una, cominciava a domandare frequentissimamente l’ora. Così pure l’ultima notte: dalle nove fino a mezzanotte è stata come tutte le altre. Però ho notato questo particolare: mentre le altre volte, quando si metteva a letto riprendeva un colorito bellissimo, quella notte si era ricolorito un po’, ma non come le altre volte. Aveva gli occhi lacrimosi, arrossati, ma le lacrime non scendevano… Qualche lacrima sul ciglio, che io ho asciugato. Durante queste prime tre ore mi ha chiamato cinque o sei volte per domandarmi l’orario.

…A mezzanotte ha cominciato a tremare come un bambino; una paura, un terrore che è durato sino all’una dopo mezzanotte. Ha voluto che mi sedessi vicino a lui, vicino al letto, e mi stringeva forte le mani. Poi mi ha domandato: “Guagliò, hai ditto ‘a Messa?”. Erano circa le 12,10. Ed io: “È troppo presto”, ho risposto sorridendo, “è ancora mezzanotte!” E lui: “Mbè! Stamattina la dirai per me”. Questa frase è suonata nuova al mio orecchio, perché, quando mi domandava per la Messa, e lo faceva quasi tutte le mattine, o mi chiedeva: “la dici secondo le mie intenzioni?”, oppure, qualche volta, mi diceva lui stesso: “stamattina dì la Messa secondo le mie intenzioni”. Ma mai aveva usato quell’espressione: “Stamattina la dirai per me!”.

Verso le 12 e mezzo mi chiese di confessarlo. L’ho confessato e, finita la confessione, così, di punto in bianco, mi dice: “Se il Signore mi chiama oggi, chiedi perdono ai confratelli dei fastidi che ho dato e chiedi una preghiera per l’anima mia ai confratelli e ai figli spirituali”. Io gli ho risposto quasi male, contrastandolo in maniera piuttosto forte, dicendo in dialetto: “Padre spirituale, ha ‘voglia a campa’ ancora!”. Poi, quasi pentito della risposta poco garbata, o almeno un po’ forte, ho cercato di raddolcire, e ho detto: “Ma se dovesse avere ragione Lei… – così, quasi per accontentarlo e non proprio per chiedere la benedizione – …ma se dovesse aver ragione Lei, posso chiederle l’ultima benedizione per i confratelli, per tutti i figli spirituali, per i suoi malati?”. Lui ha detto: “Si, li benedico tutti”. E poi ha aggiunto: “Mbè! Chiedo però la carità del superiore che la dia lui quest’ultima benedizione, in vece mia”.


Infine mi ha chiesto di rinnovare la professione religiosa. Lo avevo confessato molte altre volte, però mai mi aveva chiesto di rinnovare la professione religiosa. Questo fatto mi ha colpito un poco. Comunque, glie l’ho fatta rinnovare. Lui ha detto : “Dì tu innanzi… io dico appresso a te…”. Quasi per dirla con più precisione, o quasi per rimettersi alle mie capacità di memoria, non fidandosi delle sue. Egli ha ripetuto dopo di me; ed io, infine, ho chiuso così: “Ed io, da parte di Dio, se osserverai queste cose, ti prometto la vita eterna!”.

È rimasto altri cinque, dieci minuti a letto, e in questo frattempo mi domandava spessissimo l’orario, ogni tre o quattro minuti, ma senza fare commenti. Ecco, questo mi sembra che ci sia stato di differente con le altre notti: la richiesta dell’orario. Cioè, mentre le altre notti chiedeva l’orario e commentava anche… “Mbè! Non passa mai questo orario”; oppure: “Come è passato presto!…”, quella notte, invece, in quell’ora tra mezzanotte e l’una, domandava l’orario, ma non lo commentava. Sembrava proprio che avesse un appuntamento e che, insomma, avesse fretta. All’una questa lotta è terminata, e me ne sono accorto perché ha detto: “Voglio alzarmi, perché sulla poltrona respiro meglio”.

Gli ho fatto qualche difficoltà, ma lui ha insistito e io ho ceduto. Lui si è alzato, e sembrava un giovanotto, anche se io, quando è andato a sciacquarsi la faccia, e quando si è pettinato, gli tenevo la mano sotto l’ascella. Camminava diritto: non lo vedevo così da cinque o sei anni. Questo fatto mi ha impressionato moltissimo. E così pure quando l’ho accompagnato sulla porta per fare i soliti quattro passi in mezzo ai corridoi; perché quando lui si alzava per prepararsi alla Messa, verso le due, due e mezzo, e alle volte anche verso l’una, faceva sempre quattro passi per i corridoi.

Quella notte, arrivato sulla porta, invece di andare per i corridoi, ha detto: “Andiamo sulla loggia”. Lui stesso ha acceso la luce, entrando sulla loggia; s’è seduto lì e si è messo a guardare… Ha smesso di pregare (ché lui, appena si alzava, la corona o l’aveva già in mano, oppure se la metteva subito in mano per pregare). Sulla loggia ha smesso di pregare ed è stato cinque minuti così a curiosare, girando gli occhi all’intorno, su e giù, e li fissava specialmente nel punto dove poi lo abbiamo messo appena morto. Una mia riflessione postuma, una mia attuale impressione, è che si vedesse già là, disteso.

Dopo che sono passati cinque minuti, mi ha detto: “Mbè! Ritorniamo in stanza”. Da quando si era alzato dal letto fino a quando mi ha chiesto di tornare in stanza, saranno passati quindici o venti minuti, non di più; quindi s’era fatta l’una e un quarto, l’una e venti. Sono andato per aiutarlo, ma s’era cominciato ad appesantire; lui stesso ha detto: “Non ce la faccio!”. Allora, per fargli coraggio, ho detto: “Padre spirituale, non si preoccupi, c’è qui la sedia a rotelle”.

Difatti, la sedia a rotelle stava lì, fuori della porta di accesso alla veranda. L’ho preso, l’ho avvicinato, l’ho fatto sedere su e l’ho riaccompagnato in stanza. Lì, l’ho fatto adagiare sulla poltrona e lui, indicandomi la sedia a rotelle, ha fatto il gesto, con la mano sinistra, per dire: “portala fuori”; quasi a precisare: ormai non serve più.

Rientrato dentro, ho visto che era diventato pallido pallido. Gli ho passato una mano sulla fronte: c’era un po’ di sudore freddo. Ma non mi sarei impressionato per questo, perché capitava spesso che avesse attacchi di asma e che quindi si sentisse male. Mi sono impressionato invece per il livido che cominciava ad apparire sulle labbra. Comunque, per un poco ho continuato a preparare una pedana, che noi mettevamo sotto i suoi piedi, per tenerglieli sollevati quando era in poltrona, in modo che non gli si gonfiassero più. Difatti, negli ultimi mesi, con questo sistema, cioè con un po’ di letto in più e con quella pedana, i piedi non gli si gonfiavano più come una volta.

Mentre preparavo questo sgabello, lui, guardando la fotografia della mamma, che è dirimpetto alla poltrona, mi ha detto: “Ma lì chi c’è?…” “Eh! – ho risposto – c’è la fotografia della mamma sua!”. E lui: “Io vedo due mamme”. Io, ritenendo che ciò dipendesse dal malessere, e che in conseguenza gli si fosse indebolita un po’ la vista, ho detto: “Padre, ma intorno a questo quadretto che rappresenta la mamma sua, c’è una… due… tre fotografie della Madonna di Pietrelcina; poi ci stanno fotografie di ammalati, la fotografia di Maria Pyle…”. Ma lui ha replicato: “Quelle le vedo tutte chiaramente, ma io lì vedo due mamme…”.

Allora ho pensato che si trattasse di qualcosa un po’ fuori dal naturale e volevo insistere, ma lui ha cominciato a dire: “Gesù, Maria, Gesù, Maria…” e non mi ha risposto più. Nel vedere che il livido alle labbra era cresciuto, allora mi sono spaventato e mi sono mosso per andare a chiamare qualcuno. Lui subito si è accorto, e mi ha detto: “No, non disturbare nessuno”. Io mi sono avviato lo stesso, e, arrivato davanti alla porta del superiore, mi sento richiamare con voce piuttosto forte. Ritorno indietro, pensando che mi chiamasse per un altro motivo. Invece era per lo stesso: cioè, non svegliare nessuno, non disturbare nessuno. Allora gli ho risposto… un po’ forte: “Padre spirituale – ho detto – mi dispiace, ma adesso non comanda Lei, comando io”. Quindi l’ho lasciato, mentre lui continuava a dire: “Non disturbare nessuno”.

Io sono corso a chiamare Padre Mariano, ma la porta della sua stanza era chiusa, mentre quella di fra Guglielmo, il frate americano, era aperta. Sono entrato, l’ho svegliato, l’ho scosso, l’ho accompagnato subito da Padre Pio, ed io sono corso subito a telefonare al dottor Sala. Il dottor Sala sarà arrivato dopo dieci minuti, o al massimo un quarto d’ora. Appena l’ha visto, ha detto: “Beh, è uno dei soliti attacchi..”. E non si è impressionato.

Quando però sollevammo Padre Pio per metterlo a letto, mi accorsi che egli era completamente sciolto: le ginocchia non lo reggevano più, le braccia si erano appesantite… insomma, sembrava un corpo morto. A fatica, infatti, riuscimmo a metterlo sul letto per la iniezione… Sala, aiutandoci anche lui, perché proprio non gliela si faceva, lo fece rimettere sulla poltrona. Ma anche in questa posizione, il respiro si faceva sempre più lento e tutto faceva prevedere un imminente decisivo collasso.

Il dott. Sala si è impressionato quando, fatta l’iniezione, questa non ha prodotto l’effetto desiderato.
Erano passati oltre dieci minuti e nessuna reazione si era verificata, tanto che, ormai coscienti di quanto stava per accadere irrimediabilmente, si decidette col dott. Sala di chiamare il guardiano, avvertire la comunità, i medici di turno della Casa Sollievo e il nipote Mario Pennelli.
Ci siamo guardati in faccia col dottor Sala. Io ho detto: “Mah! Vado a chiamare il superiore”».

Padre Pellegrino, alle ore due circa, andò a svegliare il guardiano. Il dott. Giuseppe Sala telefonò al dott. Giovanni Scarale, anestesista della Casa Sollievo della Sofferenza, descrivendogli in fretta la situazione e pregandolo di venire immediatamente e di portare lo strumentario occorrente per la respirazione artificiale del Padre. Poi tornò nella cameretta di Padre Pio, gli applicò un sondino nasale collegato ad una bombola di ossigeno e subito dopo andò a chiamare il dott. Giuseppe Gusso, Direttore Sanitario della Casa Sollievo.

Intanto il guardiano, entrando nella cella del Padre, lo vide seduto sulla poltrona ansimante. Si accorse della gravità della situazione e subito andò a svegliare padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, confessore del Padre. Nel frattempo arrivarono nella cameretta padre Mariano, padre Paolo e i due medici della Casa Sollievo. Il dott. Scarale si diede subito da fare. Alle spalle del Padre, gli diceva di respirare profondamente, mentre con la mano destra controllava il polso carotideo. Intanto erano stati destati gli altri confratelli, che si strinsero in preghiera attorno a Padre Pio.

Padre Pellegrino così narra gli ultimi minuti di vita del Padre, spirato alle 2,30:

«Nel frattempo, gli ho dato un buon sorso di caffè. Gli ho accostato alle labbra la tazzina e lui stesso ha avuto la forza di sorbirla, ma non ha più avuto la forza di ingoiare tutta la bevanda. È stato anche per questo motivo che non abbiamo potuto somministrargli la Santa Eucaristia. Padre Paolo da San Giovanni Rotondo, sacrista del Santuario, amministrò al Padre il sacramento degli infermi…».

Passano pochi istanti e poi il Padre «…verso le due e mezzo… le due e trentuno, come un bambino che si addormenti, ha chinato la testa un po’ a sinistra ed è spirato…»

La notizia si diffuse rapidamente. Già, vicino la cella del Padre, sostavano sgomenti una trentina di frati, presenti a San Giovanni Rotondo per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario delle stimmate. (Giannuzzo, San Pio, 418-23)

Padre Pio continua a dirci: “Io ti voglio bene proprio così come sei, compresi i tuoi difetti”

 

PREGHIERA. O Dio, per la tua misericordia e per i meriti di questo tuo grande santo, concedi anche a noi una fede capace di scorgere nei poveri e nei sofferenti il volto di Gesù. Insegna anche a noi l’umiltà del cuore, perché in tuo nome, scopriamo la gioia di perdonare i nostri nemici.

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