Fidanzati uccisi, arrestato il presunto omicida: è un ex coinquilino di Daniele. «Voleva torturarli»

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Fidanzati uccisi

“Si, sono stato io”. Ha confessato di essere stato lui ad uccidere, Antonio De Marco, lo studente 21 enne di Casarano (Lecce) arrestato ieri sera per l’omicidio di Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta. Conosceva molto bene Eleonora e Daniele, per qualche tempo, era stato coinquilino di Daniele.

L’ipotesi e che voleva immobilizzarli, torturarli e ucciderli, poi ripulire tutto con detergenti e lasciare una scritta sul muro con un messaggio per la città.

«La ricostruzione dell’episodio si è resa subito molto complessa perché inizialmente per un lungo tratto della vicenda durata 6/7 giorni e ancora adesso l’unica cosa che non è stata possibile ricostruire, secondo l’impostazione accusatoria, è il movente. Il movente è solo parzialmente ricostruito» – Spiega il Procuratore di Lecce Leonardo Leone de Castris, – «Questo per noi ha rappresentato una grande difficoltà iniziale perché, senza movente, è difficile stabilire quale sia la pista da imboccare».

«Ci auguriamo che il fermato confessi, la certezza è che c’è stata una fortissima premeditazione, l’omicida ha accuratamente evitato di percorrere strade in cui erano installate delle telecamere. L’azione omicidiaria sarebbe dovuta essere preceduta anche da una attività preliminare e prodromica all’omicidio. Non posso darvi su questo altri dettagli però ciò che è stato rinvenuto nell’abitazione, le striscette stringitubo e altro materiale, ci indicano questa pista» – aggiunge  il Procuratore  – «È stato trovato un bigliettino nell’immediatezza dei fatti. Inizialmente non si sapeva se fosse stato volontariamente messo lì o se fosse caduto. Si è stabilito ben presto che in realtà era stato perso dall’aggressore e questo ha dato la possibilità di comparare questa grafia con quella dei documenti presso la Prefettura e presso il Comune».

Il Procuratore Leonardo Leone De Castris ha inoltre spiegato, senza aggiungere altri dettagli: «Gli oggetti trovati nell’appartamento in cui si è consumato il delitto ci fanno propendere per l’ipotesi che l’omicidio dovesse essere in realtà una rappresentazione anche per la collettività».

Da oggi la città di Lecce esce da un incubo l’accaduto è una rarità nella criminologia penale”.

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